Stop alle indicazioni ambientali generiche!
Riallacciandosi ad un nostro articolo precedente sul tema della sostenibilità, l’Unione Europea si propone adesso di dare un ulteriore importante giro di vite, per contrastare le pratiche di “greenwashing”, che in sintesi consistono nell’indurre i consumatori a ritenere che un’azienda sia impegnata nella tutela dell’ambiente, e dunque della sostenibilità, molto più di quanto non lo sia in realtà.
Il quadro normativo e sanzionatorio
Una delle caratteristiche più ricorrenti del “greenwashing”, già precedentemente individuata e molto frequente anche nel settore alimentare, è l’utilizzo di claims, testi di marketing o altri elementi di etichettatura, presentazione o pubblicità dei prodotti, che risultano troppo generici, e che cioè sono:
- sprovvisti di elementi documentali che ne provino la veridicità concreta (come per esempio parlare genericamente di “benessere animale” senza disporre di documenti che dimostrino l’effettiva implementazione di misure concretamente finalizzate a quest’obiettivo);
- relativi a caratteristiche possedute da tutti gli alimenti similari (come per esempio affermare che in una confettura di frutta non ci sono ingredienti di origine animale);
- poco chiari e privi delle necessarie precisazioni (come per esempio vantare l’impiego di energia pulita senza quantificare quale sia la percentuale di tale energia pulita rispetto a tutta l’energia impiegata nella produzione).
E questa genericità, in sintesi intesa come mancanza di documentazione comprovante le affermazioni che vengono fatte, assenza di un valore aggiunto di tali informazioni e/o scarsa chiarezza e difficoltà a comprenderle, può riguardare molte caratteristiche inerenti il settore alimentare, ed in particolare:
- i metodi di coltivazione dei vegetali e di allevamento degli animali;
- l’impiego di tecniche agricole che consentano il risparmio di acqua;
- l’impiego di pratiche che favoriscano il benessere animale;
- l’uso limitato di fitofarmaci e farmaci veterinari;
- l’uso di energie pulite e rinnovabili;
- la neutralità sulle emissioni di carbonio;
- la limitazione degli ingredienti di origine animale a vantaggio di quelli di origine vegetale;
- l’uso di imballaggi ottenuti da materiali riciclati o riciclabili;
- la limitazione o riduzione degli imballaggi di plastica.
Le sanzioni previste in Italia nel settore alimentare, contro la non – conformità delle affermazioni generiche, cioè come si è detto prive di documentazione comprovante, valore differenziante e/o chiarezza e facile comprensibilità, sono innanzitutto quelle previste per la violazione dell’articolo 7 del Reg. UE 1169/2011, che sono di carattere amministrativo pecuniario, prevedendo esse un massimale di 24.000€.
Ma non è escluso che possano trovare applicazione sanzioni pecuniarie più pesanti, come quelle di cui al “Codice del consumo”, ossia il d.lgs. Governo 6 settembre 2005, n. 206, comminate dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che possono arrivare a diverse centinaia di migliaia di euro, o come sanzioni penali, quale la “Frode nell’esercizio del commercio”, che ai sensi dell’articolo 515 del Codice Penale è punita con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a 2.065 euro, e/o come il sequestro dei prodotti, l’obbligo di cessare le comunicazioni pubblicitarie considerate ingannevoli, e/o di modificare le etichette dei prodotti giudicate tali.
Le nuove iniziative della UE – il claim “carbon neutral” come caso di “green washing”
Tutto ciò premesso, ora la UE ha deciso di contrastare in modo più incisivo la problematica della genericità delle affermazioni ambientali, a partire dalle dichiarazioni di neutralità circa le emissioni di carbonio, per le quali le aziende dovranno essere precise nelle affermazioni di etichettatura e pubblicità che vorranno fare.
In buona sostanza, a partire dalle normative che si prevede verranno emanate nel 2026, sarà vietato alle aziende di fare affermazioni ambientali generiche e non comprovate, come per esempio “carbon neutral“, ma anche, per lo stesso principio, come “ecologico“, “neutrale per il clima” o “biodegradabile“, senza disporre di adeguate e precise prove di veridicità di quanto affermato.
Saranno vietate anche altre pratiche ingannevoli, come fare dichiarazioni sull’intero prodotto se la dichiarazione è vera solo per una parte di esso, o affermare che un prodotto durerà un certo periodo di tempo o potrà essere utilizzato con un determinato livello di intensità se ciò non è vero.
L’iter di approvazione di tali proposte dovrà passare attraverso il Parlamento e il Consiglio dell’UE, che dovranno approvare un accordo provvisorio, tramite votazione da parte degli eurodeputati, che si prevede avverrà a novembre. In seguito, gli Stati membri avranno 24 mesi per incorporare le nuove regole nella loro legislazione.
Tale iter è sollecitato anche dalla BEUC (Organizzazione europea dei consumatori), che tra l’altro si è già pronunciata a favore di un maggior rigore negli schemi di compensazione con cui le aziende mirano a rimuovere la CO2 dall’atmosfera, grazie a pratiche come i progetti di riforestazione. A detta della BEUC, questo meccanismo non offre “alcuna garanzia di immobilizzazione delle emissioni di carbonio per il futuro”, ma potrebbe rappresentare l’opzione più economica per le aziende, dissuadendole dall’adottare misure più ambiziose (e costose) per ridurre le emissioni all’interno delle proprie attività.
Ciò avrebbe come risultato la confusione a danno dei consumatori, che si ritroverebbero sull’etichetta dei prodotti una serie di dichiarazioni di dubbia affidabilità, come per esempio quelle sulla neutralità delle emissioni di anidride carbonica, giudicate dalla BEUC come “greenwashing”, in quanto non esiste un prodotto alimentare neutro dal punto di vista di tali emissioni, benché molte aziende invece sostengano di aver già raggiunto lo status di “carbon neutral” nelle loro produzioni.
Per il momento, nel percorso verso il divieto delle dichiarazioni ambientali generiche, vi è già il voto nettamente favorevole del Parlamento Europeo, un voto che tra l’altro si è esteso più in generale a favore di un miglioramento dell’etichettatura dei prodotti, contro la presenza di dichiarazioni ingannevoli, incluse quelle inquadrabili come “greenwashing”, nonché a favore di fornire ai consumatori prodotti più durevoli e sostenibili.
L’aumento della durabilità dei prodotti
L’aumento della durabilità dei prodotti è un progetto molto ambizioso, e di estremo valore per conseguire la sostenibilità, essendo inaccettabile che un prodotto vada incontro a malfunzionamento prematuro, o a limitazioni di funzionalità se viene utilizzato con materiali di consumo, parti di ricambio o accessori (ad esempio carica-batterie o cartucce d’inchiostro) prodotti da altre aziende.
A tal fine, i consumatori dovrebbero essere informati di eventuali limiti alla riparazione prima dell’acquisto, e auspicabilmente tutelati da un marchio di garanzia che indichi non solo la durata della copertura richiesta per legge, ma anche la durata di eventuali estensioni della garanzia offerte dai produttori. Tale aspetto probabilmente non avrà particolare impatto sui prodotti alimentari, che per loro natura non si prestano all’obsolescenza programmata e semplicemente hanno sin dall’inizio la loro shelf life, ma è comunque degno di essere considerato in quanto, certamente, riguarda la sostenibilità in generale, e nell’ambito della produzione anche alimentare può riguardare, per esempio, i macchinari, le strutture, i materiali di imballaggio, ecc.
Conclusioni e soluzioni
Insomma il quadro delle proposte comunitarie per contrastare il “green washing”, scoraggiare e vietare la genericità delle affermazioni di etichettatura e pubblicità troppo generiche, non comprovate, non differenzianti o poco chiare, si arricchisce di nuove idee, e ciò aumenterà ovviamente la responsabilità delle aziende produttrici e distributrici, incluse quelle di prodotti alimentari.
Ancora una volta, e a maggior ragione, a nostro parere la strategia migliore è quella della lungimiranza, che si può basare sin da subito (e senza attendere che l’iter normativo comunitario giunga al termine, visto che in quel momento il tempo per intervenire sarà molto meno) sulla prevenzione.
Ciò in buona sostanza significa valutare dettagliatamente i claims ambientali che si vogliono utilizzare e di considerare attentamente gli aspetti di veridicità, il valore differenziante, la chiarezza e facilità di comprensione degli stessi, tenendo conto dei nuovi sviluppi qui descritti a contrasto della genericità delle affermazioni.
Le tematiche della sostenibilità, del contrasto alle informazioni generiche ed al “greenwashing”, in conclusione, si stanno facendo sempre più critiche e rilevanti, e in un mondo dove finalmente ci stiamo rendendo conto che le risorse non sono infinite, non potrebbe essere altrimenti.
Autore: Massimo Buonavita
Il supporto di Mérieux NutriSciences
Il dipartimento Expert Services di Mérieux NutriSciences offre consulenza specialistica finalizzata ad assistere le aziende nell’etichettatura degli alimenti, claims e diciture facoltative incluse, valutandone la conformità ai requisiti di legge vigenti in ogni mercato obiettivo. Inoltre, offre un sistema di monitoraggio di normative vigenti a livello mondiale.

