Tossine Alternaria negli alimenti: evidenze dai sistemi di allerta e rischi 

A partire da Gennaio 2025, Safety HUD ha evidenziato un aumento a livello globale delle notifiche relative alla presenza di tossine di Alternaria negli alimenti, confermandone la crescente rilevanza come contaminanti emergenti.

Le allerte (più di 10) si sono concentrate principalmente nella categoria dei semi oleosi, coinvolgendo soprattutto semi di girasole, di papavero e di sesamo, oltre a diverse preparazioni a base di tali ingredienti.

Le segnalazioni hanno interessato partite provenienti da diversi Paesi, tra cui Cina, Belgio, India, Moldavia e Argentina, mentre altre risultano prive di adeguate informazioni di tracciabilità, compromettendo l’efficacia della gestione del rischio e il tempestivo ritiro dal mercato dei prodotti non conformi.

Identikit

Le tossine di Alternaria sono metaboliti secondari prodotti da funghi del genere Alternaria, ubiquitari in ambiente agricolo e responsabili della contaminazione di numerose colture. L’esposizione può avvenire sia durante la fase di crescita in campo sia nelle successive fasi della filiera alimentare, incluse raccolta, trasporto e stoccaggio, dove eventuali condizioni non ottimali (umidità, temperatura…) possono favorire la proliferazione fungina. 

Secondo le valutazioni dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), queste sostanze sono considerate contaminanti emergenti, poiché solo recentemente hanno ricevuto un’attenzione scientifica sistematica rispetto ad altre micotossine più note e regolamentate. 

Tra i principali composti di interesse tossicologico e alimentare si annoverano l’alternariolo (AOH), l’alternariolo monometil etere (AME), l’acido tenuazonico (TeA) e la tentossina (TEN), frequentemente rilevati in diverse matrici vegetali, in particolare cereali, ortofrutticoli e semi oleosi. 

La diversità strutturale di queste molecole si traduce in differenti meccanismi d’azione e livelli di tossicità, rendendo complessa una valutazione unitaria del rischio e sottolineando, pertanto, la necessità di ulteriori studi tossicologici e di un monitoraggio continuo lungo tutta la filiera.

I rischi per la salute

Secondo il parere scientifico dell’EFSA (2016), le tossine di Alternaria, in particolare alternariolo (AOH) e alternariolo monometil etere (AME), destano preoccupazione per il loro potenziale genotossico, evidenziato soprattutto in studi in vitro. In tali modelli sperimentali è stata osservata la capacità di interferire con il materiale genetico e di indurre effetti biologici avversi, potenzialmente rilevanti anche per lo sviluppo e la salute a lungo termine.

La valutazione del rischio per l’uomo è tuttavia ancora fortemente limitata dalla scarsità di evidenze disponibili: mancano dati tossicologici completi, studi in vivo conclusivi e informazioni epidemiologiche affidabili, rendendo impossibile una caratterizzazione quantitativa robusta dell’esposizione e degli effetti.

Di conseguenza, non essendo stata stabilita una dose giornaliera tollerabile (TDI) per queste sostanze a causa delle incertezze esistenti, l’EFSA ha fatto ricorso all’approccio del Threshold of Toxicological Concern (TTC), utilizzato come strumento prudenziale per una valutazione preliminare del rischio.

Quadro normativo EU

Le tossine di Alternaria NON sono attualmente disciplinate da limiti massimi nella normativa europea, ma rientrano tra i contaminanti per i quali è previsto un monitoraggio sistematico. 

Con la Raccomandazione(UE)2022/553 della Commissione europea, gli Stati membri sono invitati a raccogliere dati sulla loro presenza negli alimenti, in particolare per alternariolo, alternariolo monometil etere e acido tenuazonico, in diverse categorie di prodotti alimentari.

L’obiettivo è migliorare la conoscenza dei livelli di contaminazione e dell’ esposizione alimentare nella popolazione, così da fornire una base scientifica solida per future misure regolatorie. 

Questo approccio riflette l’applicazione del principio di precauzione, adottato nei casi in cui le evidenze disponibili non risultano ancora sufficienti per l’adozione di una regolamentazione vincolante, pur evidenziando un potenziale rischio per la salute pubblica.

Autore: Cinzia Pellicorio

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