La presenza dei PFAS nell’aria atmosferica
Le sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) sono ormai riconosciute a livello globale come inquinanti ubiquitari e potenzialmente pericolosi per la salute umana e l’ambiente, a causa della loro persistenza chimica, bioaccumulazione e diffusione nelle matrici ambientali e negli organismi viventi. Numerosi studi collegano l’esposizione ai PFAS a una vasta gamma di effetti avversi, tra cui disturbi metabolici, immunotossicità e cancro (in particolare per PFOA e PFOS) – tanto che l’International Agency for Research on Cancer ha classificato il PFOA come cancerogeno per l’uomo (Gruppo 1) e il PFOS come possibile cancerogeno (Gruppo 2B).
Nonostante il progressivo sviluppo di normative che limitano l’uso e l’emissione di PFAS nei prodotti e nell’ambiente (restrizioni REACH e misure di monitoraggio ambientale nell’UE e in altri paesi), la via inalatoria rimane una rotta di esposizione ancora sottocaratterizzata rispetto alle più studiate (come quella ingestiva, per esempio).
Una revisione sistematica delle misurazioni globali di PFAS nel particolato atmosferico (condotta da Faust et al., 2022) evidenzia come, sin dai primi anni 2000, questi composti siano stati rilevati in numerosi contesti geografici e climatici; le evidenze documentate coprono Nord America, Europa e Cina, con rilevamenti sia in aree urbane sia in zone remote, a conferma della capacità dei PFAS di trasporto atmosferico a lunga distanza. Questo dato è particolarmente rilevante: l’aria rappresenta non solo una via di esposizione locale, ma anche un mezzo di redistribuzione globale.
Le concentrazioni più elevate si osservano tipicamente in prossimità di:
- impianti di produzione di fluoropolimeri,
- siti di trattamento rifiuti,
- aree industriali specializzate.
Studi di modellizzazione hanno inoltre dimostrato che le emissioni industriali possono contribuire alla deposizione regionale, e che l’atmosfera rappresenta un vettore di dispersione e ricaduta su suolo e acque superficiali. Sono state anche riscontrate correlazioni significative tra concentrazioni di PFAS e temperatura ambientale, suggerendo che la volatilizzazione e il comportamento atmosferico possano essere influenzati dalle condizioni climatiche.
PFAS: i punti chiave del monitoraggio indoor e outdoor
La mancanza di procedure armonizzate rende sfidante la valutazione del rischio connesso a questa via di esposizione; individuare un metodo per l’analisi di PFAS nell’aria ambiente consente di:
🔹 Rispondere a un bisogno emergente: soddisfare la domanda di dati affidabili su una via di esposizione ancora poco caratterizzata come l’aria ambiente.
🔹 Allinearsi con i trend regolatori globali: supportare la compliance futura in scenari regolatori sempre più stringenti – la crescente pressione normativa sui PFAS in particolare in Europa e Stati Uniti suggerisce che in futuro potrebbero emergere requisiti di monitoraggio, gestione delle emissioni e, potenzialmente, valori di riferimento per l’aria come già avvenuto per acqua e suolo.
🔹 Supporto alle decisioni aziendali: i dati generati possono essere utilizzati per valutazioni di rischio, valutazioni di sicurezza sul lavoro, e piani di gestione ambientale. In un contesto regolatorio in rapido sviluppo (REACH in UE, iniziative EPA negli USA), la caratterizzazione dell’esposizione inalatoria rappresenta una frontiera tecnica e strategica per la valutazione del rischio ambientale e sanitario.
Il metodo Mérieux NutriSciences – Italia
Nel nostro laboratorio presentiamo due approcci di campionamento attivo dell’aria ambiente validati internamente:
- Metodo a basso volume, ideale per il monitoraggio personale e la caratterizzazione dell’esposizione individuale in ambiti occupazionali.
- Metodo ad alto volume, progettato per campionare grandi volumi d’aria, con bassi limiti di quantificazione e analisi di composti a bassissime concentrazioni.
Entrambi gli approcci consentono la determinazione di PFOA, PFOS, PFHxS, HFPO-DA (Gen-X) e altri PFAS medio- e lungocatenari con recuperi superiori al 70%, garantendo robustezza analitica e comparabilità dei risultati. Queste metodologie, attraverso dataset affidabili e replicabili, rappresentano un supporto concreto alle attività di valutazione del rischio, definizione di strategie di mitigazione e adeguamento alle normative in evoluzione sui PFAS.
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