PFAS, BISFENOLI & Co. – è importante sapere se sono intenzionali?
Nel panorama della Food Safety e del packaging alimentare, l’evoluzione normativa sta imponendo una riflessione profonda sul confine tra responsabilità del produttore e sicurezza reale del consumatore.
PFAS, BISFENOLI: la salute umana si tutela con le intenzioni o con la certezza dei dati?
Bisfenolo
Il Regolamento (UE) 2024/3190 bandisce formalmente l’uso intenzionale del BPA. E’ sufficiente quindi dichiarare – o avere una dichiarazione del proprio fornitore – di non averlo aggiunto per tutelare la salute dei consumatori? In realtà solo la ricerca analitica questo interferente endocrino in tutti i packaging consente di escludere il rischio, specialmente nei materiali da riciclo.
La soglia EFSA di 0,2 ng/kg di peso corporeo al giorno prescinde dal fatto che la sostanza sia stata aggiunta intenzionalmente o meno.
PFAS
Il PPWR ha notoriamente introdotto limiti alla presenza di PFAS negli imballaggi a contatto alimentare. Con la scadenza imminente del prossimo agosto, nessun packaging con concentrazioni di PFAS oltre la soglia potrà essere presente nel mercato.
L’articolo 5 del Regolamento ha indicato l’approccio, che poi è stato chiarito e specificato da una Commission Notice e un documento di FAQ della Commissione, nei quali viene suggerita una strategia a step rispetto all’analisi di questi contaminanti. Questa via è supportata da evidenze sperimentali: la Commission Notice sottolinea infatti che i risultati preliminari delle analisi di laboratorio sui PFAS condotte su un numero selezionato di imballaggi hanno mostrato che, in pratica, solo quelli nei quali i PFAS sono stati aggiunti intenzionalmente presentano valori superiori ai limiti stabiliti per i PFAS.
Questo può lasciarci interpretare che, se i PFAS non sono intenzionalmente aggiunti, il packaging è sicuramente conforme?
Per rispondere a questa domanda dovremmo soffermarci sul fatto che:
- il Regolamento PPWR e la stessa Commission Notice ribadisce che i limiti sono applicati a tutti i PFAS, senza distinzione tra intenzionali e non intenzionali
- che l’affermazione riguardo i PFAS nella Dichiarazione di Conformità ai sensi della PPWR va supportata con evidenze tecniche
- che i PFAS non intenzionali possono essere presenti, essendo sostanze ubiquitarie – nel materiale riciclato, nell’acqua, nei processi – anche in concentrazioni inaspettate
Bisogna inoltre considerare che sono già state emanate – o sono in fase di definizione – normative specifiche, sia a livello Comunitario sia dei singoli Stati membri, volte a limitare i PFAS anche in altri settori (oltre ad acqua e altre matrici ambientali, anche alimenti e cosmetici). Di conseguenza, è quanto mai opportuno avviare tempestivamente valutazioni interne per mappare e gestire in anticipo potenziali fonti di contaminazione. Affidarsi unicamente al concetto del “non aggiunto intenzionalmente” o alle garanzie cartacee lungo la filiera rischia di diventare un esercizio di conformità puramente formale. In un mercato che richiede trasparenza e prove tecniche a supporto della conformità, il monitoraggio di laboratorio e gli studi analitici mirati sul prodotto finito rimangono l’unico vero strumento oggettivo per mappare l’impatto reale di tutte le sostanze, proteggendo il consumatore e salvaguardando il valore del brand.

