Cosa sono MOSH e MOAH negli alimenti? Rischi, fonti e la nuova proposta di limiti UE

MOSH e MOAH

Gli idrocarburi degli oli minerali (MOH) sono miscele chimiche complesse derivanti principalmente dalla distillazione e raffinazione del petrolio greggio. Con la recente notifica al WTO di marzo 2026, l’Europa traccia la strada definitiva per la gestione degli oli minerali. Non si tratta più solo di monitoraggio, ma di una vera e propria tabella di marcia verso limiti stringenti. 

I rischi per la salute: la differenza tra MOSH e MOAH 

Sebbene appartengano alla stessa famiglia, il profilo tossicologico di queste due classi di composti è molto differente: 

  • MOSH (Idrocarburi Saturi degli Oli Minerali): Sono composti chimicamente stabili che tendono ad accumularsi nei tessuti (fegato, milza e tessuto adiposo). Sebbene l’EFSA (2023) abbia concluso che l’attuale esposizione alimentare ai MOSH difficilmente solleva preoccupazioni per la salute, le autorità raccomandano un monitoraggio continuo proprio per via del loro potenziale di bioaccumulo a lungo termine.
  • MOAH (Idrocarburi Aromatici degli Oli Minerali): Rappresentano una minaccia più grave, poiché i composti con tre o più anelli aromatici agiscono come cancerogeni genotossici, in grado di danneggiare il DNA umano. Data la loro presenza nella dieta, l’esposizione totale ai MOAH è considerata un possibile rischio per la salute umana, con particolare preoccupazione per neonati e bambini.

Fonti di contaminazione e alimenti principalmente a rischio 

La contaminazione può avvenire in ogni fase della produzione. Le fonti principali si dividono solitamente in tre categorie: 

  • Coadiuvanti tecnologici: lubrificanti per macchinari, agenti distaccanti, cere protettive
  • Migrazione dai materiali a contatto con gli alimenti (MOCA): carta e cartone riciclati, inchiostri da stampa, sacchi di juta
  • Contaminazione ambientale o agricola: gas di scarico, pesticidi, residui ambientali

Gli alimenti più sensibili, secondo i dati del sistema di allerta RASFF, includono oli vegetali, cereali, prodotti da forno, cioccolato, latte e derivati e formule per l’infanzia. 

La nuova proposta UE: i limiti scaglionati 2026-2030 

Per far fronte ai rischi confermati dall’EFSA, la Commissione Europea ha proposto di modificare il Reg. UE 2023/915. Il nuovo approccio segue il principio ALARA (As Low As Reasonably Achievable), fissando limiti che si abbasseranno progressivamente per permettere all’industria di adeguarsi. 

I nuovi limiti proposti:

  • Cereali, legumi e latte: avranno un limite da subito molto restrittivo pari a 0,50 mg/kg.
  • Oli e grassi vegetali: subiranno riduzioni progressive. Ad esempio, gli oli di arachidi e sesamo avranno un limite di 6,0 mg/kg nel 2027, ridotto a 4,0 mg/kg nel 2028 e infine a 2,0 mg/kg nel 2030. L’olio di sansa di oliva passerà da 10,0 mg/kg a 2,0 mg/kg entro il 2030.
  • Integratori alimentari: partiranno da 10,0 mg/kg nel 2027 per scendere a 5,0 mg/kg nel 2030.

Il nuovo regolamento dovrebbe essere adottato ufficialmente a settembre 2026, con applicazione generale a partire dal 1° gennaio 2027. L’implementazione completa dei limiti più severi, compresi quelli per gli alimenti trasformati e composti, è fissata per il 1° gennaio 2030.

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