Green claim & Frode: il nuovo rischio per l’autenticità alimentare
Nel settore agroalimentare, l’autenticità di un prodotto non riguarda più soltanto composizione, origine e qualità dichiarata. In un mercato in cui la sostenibilità orienta sempre più le scelte dei consumatori, anche le caratteristiche ambientali comunicate dall’azienda possono diventare parte integrante dell’identità commerciale di un alimento. È in questo spazio che greenwashing e food fraud possono entrare in relazione.
Quando la sostenibilità diventa una caratteristica del prodotto
La Commissione europea identifica la frode agroalimentare attraverso quattro elementi: violazione della normativa, inganno dell’acquirente, ottenimento di un vantaggio indebito e intenzionalità. L’inganno può riguardare caratteristiche quali composizione, qualità, origine ed etichettatura. Se la sostenibilità diventa una caratteristica capace di influenzare la scelta o il valore economico di un prodotto, una dichiarazione ambientale ingannevole può quindi rappresentare un’ulteriore area di rischio nell’ambito dell’autenticità alimentare.
Questo non significa che ogni caso di greenwashing costituisca automaticamente una frode: per parlare di food fraud devono essere presenti gli elementi previsti dalla relativa disciplina. Il punto, piuttosto, è riconoscere che la comunicazione ambientale può diventare parte del valore commerciale di un alimento e, di conseguenza, anche un possibile elemento di inganno.
La normativa alza l’asticella dei green claim
Il quadro normativo europeo sta rendendo sempre più stringente il confine tra green claim e informazione ingannevole. La Direttiva (UE) 2024/825 interviene sulle pratiche commerciali sleali introducendo disposizioni specifiche contro le asserzioni ambientali ingannevoli e i sistemi di sostenibilità non adeguatamente supportati. In Italia, la direttiva è stata recepita con il D.Lgs. 30/2026, che amplia il concetto di asserzione ambientale includendo anche elementi grafici, simbolici e di presentazione capaci di suggerire un impatto ambientale positivo, nullo o ridotto.
Il punto non è quindi soltanto stabilire se un dato sia vero, ma se quel dato sia sufficiente a sostenere l’impressione complessiva generata nel consumatore. Un packaging può contenere materiale riciclato, un processo può utilizzare energia rinnovabile o un’azienda può avere ridotto determinate emissioni: sono caratteristiche potenzialmente dimostrabili, ma non autorizzano automaticamente a definire l’intero prodotto “sostenibile”, “a basso impatto” o “carbon neutral”.
La normativa interviene proprio contro questo tipo di estensione, prestando particolare attenzione anche alle dichiarazioni di neutralità climatica basate sulla compensazione delle emissioni.
Green Claim: alla verifica del prodotto alla verifica della sua storia
Questa evoluzione amplia anche il perimetro della prevenzione della food fraud. Un alimento può essere conforme sotto il profilo compositivo e presentare, al tempo stesso, criticità nella documentazione che sostiene un claim ambientale. La verifica dell’autenticità deve quindi considerare anche dati, tracciabilità, metodologie di calcolo, certificazioni e coerenza tra evidenze tecniche, etichettatura e comunicazione commerciale.
È una prospettiva coerente con il Regolamento (UE) 2017/625, che nei controlli ufficiali considera anche la probabilità di comportamenti fraudolenti o ingannevoli e il rischio che il consumatore venga indotto in errore sulle caratteristiche degli alimenti.
Una nuova dimensione dell’autenticità alimentare
La sostenibilità diventa così una nuova dimensione dell’autenticità alimentare. Per gli operatori, la sfida non è rinunciare ai green claim, ma assicurarsi che siano specifici, pertinenti, documentati e verificabili.
La domanda alla base del controllo diventa quindi sempre più ampia: il prodotto è realmente ciò che dichiara di essere? Oggi questa domanda riguarda non soltanto ingredienti, origine e qualità, ma anche ciò che il prodotto dichiara di rappresentare dal punto di vista ambientale.
In questa prospettiva, il greenwashing non è soltanto un problema di comunicazione: può diventare una nuova area di attenzione nella prevenzione della food fraud, perché la manipolazione non riguarda necessariamente ciò che è contenuto nell’alimento, ma anche ciò che viene raccontato sul suo valore e sulle sue caratteristiche.
Autore: Cinzia Pellicorio
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- Valutazione delle dichiarazioni ambientali per verificare che ogni affermazione relativa alla sostenibilità sia basata su dati concreti e scientificamente affidabili.
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