Frodi alimentari: analisi del rischio e mitigazione

food fraud

La crescente complessità dei sistemi alimentari e l’aumento del commercio globale rendono le filiere alimentari sempre più complesse e frammentate. Se da un lato questa capillarità garantisce la disponibilità costante di prodotti da ogni parte del mondo, dall’altro espone il mercato a vulnerabilità crescenti. Tra queste, le Frodi Alimentari rappresentano una minaccia non solo economica e reputazionale per le aziende, ma, in alcuni casi, anche un possibile rischio per la salute pubblica.

Cos’è una Frode Alimentare?

A differenza delle contaminazioni accidentali, contrastate dalla Food Safety (Sicurezza Alimentare), la Frode Alimentare (Food Fraud) è un atto intenzionale dettato da motivazioni economiche. L’obiettivo è quello di ingannare il cliente o il consumatore finale per ottenere un guadagno illecito, massimizzando i profitti o riducendo i costi di produzione.

Secondo recenti orientamenti dottrinari, le frodi alimentari si possono distinguere in due tipologie principali: 

  • frode commerciale, che comprende le azioni fraudolente sugli alimenti o sulle loro confezioni che, pur non determinando un danno per la salute pubblica, favoriscono illeciti profitti a danno del consumatore;
  • frode sanitaria, che rende potenzialmente o sicuramente nocivi i prodotti alimentari, creando un danno alla salute dei cittadini.

Che si tratti di azioni illecite commerciali o sanitarie, le frodi si possono manifestare come sofisticazione, adulterazione, contraffazione, sostituzione o tramite un’etichettatura ingannevole.

Il Contesto Normativo e gli Standard Volontari 

A livello europeo, uno dei pilastri normativi è il Regolamento (CE) n. 178/2002, che stabilisce che l’OSA (Operatore del Settore Alimentare) è responsabile della sicurezza degli alimenti che produce, trasforma o commercializza. Questo principio include, quindi, la prevenzione delle contaminazioni, tra cui quelle intenzionali. 

Altro importante riferimento normativo è il Regolamento UE 2017/625, che stabilisce il quadro dei controlli ufficiali, imponendo alle autorità di verificare regolarmente l’assenza di violazioni intenzionali o pratiche fraudolente. 

Inoltre, In Italia, la Legge 283/1965 e il Codice Penale tutelano la salute pubblica e la lealtà commerciale, configurando le frodi alimentari come veri e propri reati.

Ad integrazione delle disposizioni di legge, la gestione del rischio frodi è diventata un pilastro anche per la Global Food Safety Initiative (GFSI), che ha introdotto requisiti specifici all’interno dei principali standard internazionali, tra i quali:

  • IFS Food
  • BRCGS 
  • FSSC 22000

Questi standard richiedono esplicitamente alle aziende di implementare una valutazione documentata dei rischi, al fine di identificare i rischi potenziali per l’autenticità dei propri prodotti, e di predisporre un piano di mitigazione, che stabilisca le contromisure necessarie per prevenire e monitorare potenziali attività illecite lungo la filiera.

Mitigazione delle frodi

La gestione del rischio si affida a metodologie strutturate come il sistema VACCP (Vulnerability Assessment and Critical Control Points), volto a minimizzare l’esposizione aziendale alle frodi. Un approccio comune prevede un’iniziale valutazione del rischio di frode di materie prime, processi in outsourcing e fornitori, considerando aspetti come, ad esempio:

  • lo storico;
  • i fattori economici (come il prezzo di materie prime e adulteranti);
  • la complessità della catena di fornitura (come l’origine geografica delle materie prime e il numero di organizzazioni nella catena di fornitura);
  • le caratteristiche del prodotto (come lo stato fisico);
  • la regolarità degli approvvigionamenti e la fidelizzazione del fornitore.

A seguito della valutazione delle vulnerabilità, attraverso un piano di mitigazione, vanno definite le eventuali misure e i controlli necessari per limitare i rischi di frode identificati. L’efficacia dello sviluppo e del mantenimento di qualsiasi piano di mitigazione dipende dalla qualità dei dati utilizzati per la valutazione e dalla competenza delle persone che fanno parte del team di valutazione.

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  • Il contesto normativo 
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