Nella scelta di un prodotto cosmetico, moltissimi scelgono di informarsi in maniera autonoma circa gli attivi e gli ingredienti contenuti, ricercando lo “skinimalism” sotto forma formulazione, beauty routine semplificata e messaggi chiari in etichetta.
Cos’è lo skinimalism?
Descrive un approccio minimalista alla cura della pelle e all’applicazione del make up, sia che consista nel ridurre il numero di prodotti e principi attivi, o semplicemente indossare meno fondotinta per mostrare la propria autenticità e bellezza. Lo skinimalism potrebbe essere espresso anche nella scelta di prodotti multifunzionali e multitasking e nell’impegnarsi in una routine di bellezza più sostenibile.
Cosa può fare l’industria cosmetica per andare verso una bellezza più sostenibile?
Una delle azioni da intraprendere è quella di creare una formulazione il più sostenibile possibile. Frasi come “solo ingredienti naturali”, “ingredienti vegetali o di origine vegetale” “senza profumazioni aggiunte” sono claim strategici, facilmente riconoscibili e comprensibili per il consumatore finale.
Lo studio della biodegradabilità, del potenziale di bioaccumulo e della tossicità acquatica delle materie prime, tutti i risultati di investigazioni ottenuti a livello di formula danno la possibilità di ottimizzare ogni prodotto per un minor impatto ambientale. È quindi essenziale evitare l’emissione di sostanze persistenti con un’alta ecotossicità, e/o che si bioaccumulano nell’ambiente. La valutazione dell’ecotossicità mira a prevedere gli effetti dell’inquinamento su alghe e piante acquatiche e a prevenire o rimediare a eventuali effetti nocivi nel modo più efficiente ed efficace. Si possono valutare i rischi potenziali di inquinanti, rifiuti, prodotti e sostanze negli ecosistemi. In aggiunta, le microplastiche sono uno degli argomenti più discussi, non solo nel panorama cosmetico. L’industria cosmetica può essere una fonte di inquinamento marino a causa delle microbeads aggiunte intenzionalmente in prodotti come scrub, saponi, lozioni e dentifrici. Mossi dalle preoccupazioni per l’ambiente e per la salute, diversi Stati membri dell’UE hanno già emanato o proposto divieti nazionali all’uso intenzionale di microplastiche nei prodotti di consumo. I divieti riguardano principalmente l’impiego di microbeads nei cosmetici da risciacquo, mentre le microplastiche non intenzionalmente aggiunte, ma che possono essere comunque presenti nel prodotto finito a causa di contaminazioni in acqua o materie prime, dovrebbero essere analizzate.

