Alcaloidi chinolizidinici nei lupini: rischio emergente per la sicurezza alimentare
Gli alcaloidi chinolizidinici nei lupini rappresentano un rischio emergente per la sicurezza alimentare, in un contesto di crescente utilizzo di proteine vegetali.
Negli ultimi anni, l’impiego di lupini e dei loro derivati è aumentato significativamente nel settore food, portando maggiore attenzione sulla presenza di questi contaminanti naturali. Parallelamente, si è osservato un aumento di notifiche nel sistema RASFF e di richiami di prodotto associati a livelli elevati di alcaloidi.
Per le aziende alimentari, questo scenario rende fondamentale valutare e gestire il rischio lungo tutta la filiera, dalle materie prime al prodotto finito.
Cosa sono gli alcaloidi chinolizidinici
Gli alcaloidi chinolizidinici sono metaboliti secondari azotati presenti in alcune leguminose, in particolare nelle specie del genere Lupinus. La loro funzione è quella di proteggere la pianta da insetti ed erbivori.
Ad oggi sono stati identificati oltre 170 composti appartenenti a questa classe. Tra i più rilevanti dal punto di vista tossicologico troviamo:
- Sparteina
- Lupanina e derivati (es. 13-idrossilupanina)
- Lupinina e Angustifolina
- Citisina e Multiflorina
Il contenuto di alcaloidi varia in funzione della varietà: i cosiddetti “lupini amari” possono raggiungere concentrazioni molto elevate (fino all’8%), mentre le varietà “dolci” presentano livelli significativamente inferiori, generalmente al di sotto dei 200 mg/kg.
Rischio tossicologico per consumatori e animali da alcaloidi chinolizidinici nei lupini
Gli alcaloidi chinolizidinici esercitano un’azione neurotossica, legata all’interazione con i recettori nicotinici del sistema nervoso.
L’ingestione di elevate quantità può determinare un quadro sintomatologico che coinvolge principalmente il sistema nervoso e gastrointestinale. I sintomi più comuni includono nausea, vomito, vertigini e disturbi gastrointestinali, ai quali possono associarsi alterazioni della coordinazione motoria e tachicardia. Nei casi più gravi, l’effetto tossico può evolvere in una compromissione della funzione respiratoria.
Quadro normativo e responsabilità delle aziende alimentari
Attualmente, nell’Unione Europea non sono definiti limiti massimi armonizzati per gli alcaloidi chinolizidinici negli alimenti. Tuttavia il regolamento (CE) n. 178/2002 stabilisce che gli alimenti immessi sul mercato devono essere sicuri. Inoltre, l’EFSA ha valutato il rischio associato agli alcaloidi del lupino, evidenziando la necessità di controllo lungo la filiera.
Il supporto di Mérieux NutriSciences
La gestione del rischio associato agli alcaloidi chinolizidinici richiede un approccio integrato che combini valutazione del rischio, controllo delle materie prime e monitoraggio lungo tutto il processo produttivo.
In questo contesto, Mérieux NutriSciences supporta le aziende alimentari attraverso:
- analisi mirate per la quantificazione degli alcaloidi chinolizidinici su diverse matrici alimentari, tra cui: lupini e altri legumi, cereali e derivati, latte e derivati
- validazione dei processi produttivi e delle fasi di deamarizzazione
- sviluppo e revisione dei piani HACCP
- monitoraggio ambientale
- consulenza tecnico-scientifica e valutazione del rischio
Un approccio strutturato consente alle aziende di prevenire non conformità, ridurre il rischio di richiami e garantire la sicurezza del prodotto finito.
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