Limitazione delle microplastiche: alternative degradabili più sostenibili?
Pronta la bozza di Regolamento Europeo sulle restrizioni REACH alle microplastiche
La Commissione Europea ha recentemente pubblicato una proposta per limitare le microplastiche intenzionali, frutto di un lavoro eseguito in collaborazione con ECHA con l’intento di ridurre la diffusione di questi inquinanti.
Nel 2019 infatti, su richiesta della Commissione Europea, ECHA pubblica il suo dossier: oggi la Commissione elabora quanto proposto dal RAC (Risk Assessment Committee) e dal SEAC (Socio-economic Analysis Committee) dell’Agenzia e propone alcune modifiche e chiarimenti rispetto alla proposta originaria.
Polimeri naturali, degradabili e solubili esclusi dalla definizione
La Commissione ritiene opportuno, come già indicato nel dossier ECHA, escludere i polimeri naturali, degradabili e solubili dalla definizione di microparticelle di polimeri sintetici, in quanto non contribuiscono al rischio: concorda inoltre sul fatto che i polimeri che si degradano in più comparti ambientali dovrebbero essere esclusi dal campo di applicazione della restrizione.
Emerge quindi chiaramente la necessità di stabilire con quali metodi testare la degradabilità in tutti i diversi comparti ambientali, indicati nell’allegato della bozza.
I criteri di superamento devono essere soddisfatti in almeno tre dei seguenti comparti ambientali:
- acqua dolce o di estuario,
- sedimenti di acqua dolce o di estuario,
- acqua marina,
- sedimenti marini,
- interfaccia acqua marina/sedimento,
- suolo.
Focus anche sui prodotti usati in agricoltura
La bozza parla del rischio di rilascio di microparticelle di polimeri sintetici da prodotti per l’agricoltura e l’orticoltura, ad esempio per controllare il rilascio di fertilizzanti o il flusso d’acqua tra tali prodotti e il suolo
È necessario facilitare lo sviluppo di alternative ecologicamente sostenibili che permettano a queste applicazioni benefiche di diventare “prive di microplastiche” e di rimanere sul mercato.
Nel Regolamento (UE) 2019/1009 si trovano già i principi generali per valutare se i polimeri presenti nei prodotti fertilizzanti dell’UE sono degradabili. In questo contesto, la Commissione ritiene giustificato stabilire condizioni specifiche e criteri di superamento per testare la degradabilità dei polimeri nei prodotti per l’agricoltura e l’orticoltura, diversi dai prodotti fertilizzanti dell’UE, al fine di garantire la coerenza con le condizioni di prova stabilite nel Regolamento (UE) 2019/1009 e facilitare lo sviluppo di alternative.
Plastiche biodegradabili e microplastiche
In questo contesto si inserisce il tema delle bioplastiche come alternativa alle plastiche tradizionali. European Bioplastics da tempo sostiene il fatto che sebbene le plastiche biodegradabili e compostabili, come tutti i materiali solidi, producano piccole particelle, non si tratti dello stesso tipo di microparticelle persistenti che si formano con i materiali convenzionali non biodegradabili. Al contrario, queste particelle si biodegradano perché nella maggior parte degli ambienti naturali i microorganismi sono in grado di metabolizzare questi polimeri. Pertanto, il tempo di permanenza e quindi la persistenza sarebbe notevolmente più bassa per i polimeri biodegradabili rispetto alle materie plastiche convenzionali.
Per ulteriori approfondimenti:
- Bozza del Regolamento CE e dell’allegato
- Position Paper di European Bioplastics
In attesa degli sviluppi di questa proposta, il ruolo dei materiali biodegradabili e compostabili nel frattempo acquisisce ulteriore importanza ambientale.
Il nostro laboratorio ha una lunga esperienza in studi di compostabilità e biodegradabilità in diversi ambienti, e mette a disposizione i propri esperti per un approfondimento gratuito.

