Esposizione alla polvere di silice cristallina
7 Giugno 2019
|   NEWS
Anses propone di rivedere il limite di esposizione alla polvere di silice cristallina

La silice è un composto chimico largamente diffuso in natura in forma amorfa e cristallina; i materiali da costruzione, in particolare le rocce e gli aggregati ornamentali e da costruzione, contengono silice cristallina. Ne consegue che tutti i settori che utilizzano questi materiali naturali principalmente per l'edilizia e le opere pubbliche, sono potenzialmente interessati dall'esposizione, in particolare gli edifici in calcestruzzo, le opere di ingegneria civile e le strade.

Numerosi studi condotti sulla silice hanno accertato gli effetti che essa ha sulla salute umana in soggetti esposti, manifestandosi nel quadro patologico tipico della silicosi; l’interesse si è concentrato sulla frazione respirabile delle polveri contenenti silice libera cristallina (SLC) in riferimento ad esposizioni ripetute. L’inalazione di polvere di silice cristallina può avere effetti cancerogeni.

L’ Agenzia Nazionale francese per la Sicurezza Sanitaria (Anses) ha recentemente pubblicato i risultati di uno studio sulla silice cristallina, a seguito del quale ha formulato una serie di raccomandazioni per prevenire l’esposizione, tra le quali:

  • rivedere il OELV: l’attuale valore non è sufficientemente cautelativo
  • sviluppare un sistema di sorveglianza medica
  • informare sui rischi e sensibilizzare all’applicazione delle misure preventive
  • aggiornare le tabelle delle malattie professionali

Il parere dell’Anses avrà molto probabilmente ripercussioni a livello legislativo.

In Europa, la Direttiva (UE) 2017/2398 del 12/12/2017 ha modificato la direttiva 2004/37/CE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un’esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro.
Entrata in vigore il 17/01/2018, con obbligo di recepimento, da parte degli Stati membri, entro il 17/01/2020, indica come valore limite per esposizione per la silice respirabile 0,1 mg/ m3, ma è considerata l’opportunità che tale valore limite sia oggetto di riesame, specialmente in considerazione del numero di lavoratori esposti (di fatto, nel recepimento della direttiva, i singoli stati potrebbero adottare valori limite inferiori).

Da tempo la ACGIH ( Association Advancing Occupational and Environmental Health) ha individuato un valore limite di esposizione a SLC per la tutela della salute dei lavoratori. Tale valore, che prima del 2000 si attestava a 0,1 mg/ m3, è stato abbassato a 0,05 mg/m3e successivamente, dal 2007, a 0,025 mg/ m3 sulla base delle più recenti conoscenze scientifiche ed osservazioni epidemiologiche.

Mérieux NutriSciences effettua la determinazione della presenza di quarzo, cristobalite e tridimite nelle polveri aerodisperse e nelle emissioni in atmosfera attraverso la tecnica della diffrattometria ai raggi X (XRD). La capacità analitica e i metodi applicati devono necessariamente andare di pari passo con i valori limite di esposizione che via via diventano sempre più restrittivi e cautelativi.

OELV molto restrittivi possono richiedere tempi prolungati di prelievo per raggiungere una sensibilità analitica utile alla valutazione dell’esposizione professionale. Per 8 ore di campionamento secondo il metodo UNICHIM 2010/11 (Polveri Respirabili), raggiungiamo un LR per il quarzo, forma più diffusa, pari a 0,007 mg/m3.

I fattori che influenzano la possibilità di quantificare l’esposizione lavorativa includono il tipo di lavorazione, la sua ubicazione, la durata, la frequenza, i materiali usati, i sistemi di controllo/abbattimento degli agenti inquinanti. Estendere la durata del campionamento all’intero turno lavorativo o raggruppare più giornate lavorative può permettere di aumentare la sensibilità del metodo.

Laddove possibile e necessario, aumentando le giornate di campionamento è possibile raggiungere 1/10 del limite proposto attualmente da ACGIH, quindi occorre sempre considerare che la generale diffusione della silice libera cristallina, in particolare in ambito edilizio, potrebbe non richiedere particolari sensibilità analitiche. Ciò che è consigliabile è non tralasciare di effettuare misurazioni periodiche per controllare se le condizioni di esposizione a SLC siano cambiate e per accertare che le misure di controllo restino efficaci:  la finalità è quella di rispettare i principi della rappresentatività dell’esposizione collegata ai livelli di concentrazione del particolato, tipici dell’ambiente di lavoro in esame, anche dal punto di vista statistico e dell’analizzabilità dei campioni, per la quale è richiesto un appropriato livello di affidabilità.